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LE PARTECIPATE SI MUOVONO SULLA 104! 

Si moltiplicano i casi di aziende partecipate che controllano i dipendenti in 104 attraverso le agenzie investigative, anche al sud

Prendendo spunto da un articolo apparso su fanpage.it , di cui sotto si riporta il link, è utile approfondire il tema ed attualizzarlo. 

 

Infatti fa piacere che le investigazioni sull'uso distorto dei permessi ex Legge 104 siano tornate a far parlare le cronache nazionali, tanto più se le committenti in questione sono semi-pubbliche e collocate nel sud Italia, come ANM di Napoli ed EAV.

 

Tre anni fa era toccato al SIULS 118 SICILIA porsi come antesignano nel sud Italia per questa tipologia di controlli sul personale scorretto, in un'area particolarmente sensibile sia per alcuni sindacati che per l'opinione pubblica.

 

Occorre premettere che le investigazioni sui dipendenti in permesso 104, non sono in alcun modo volte ad intaccare un sacrosanto diritto dei lavoratori, che risponde ad una esigenza in progressivo aumento in termini di diffusione, dato l'invecchiamento della popolazione. 

 

E' da una parte assolutamente innegabile il diritto del lavoratore a poter assistere un famigliare che necessita di cure ed assistenza, anzi, se possibile, è auspicabile che il legislatore intervenga per ampliare le possibilità di questo strumento a chi ne ha veramente bisogno. 

 

D'altro canto, tuttavia, come sovente accade, purtroppo, nel nostro Paese, l'abuso dei permessi ex Lege 104, è tutt'altro che insolito e raro e produce effetti collaterali devastanti sia in termini di decremento della produttività aziendale sia in materia di clima tra i lavoratori stessi. 

 

La controversia delle argomentazioni tra divergenti orientamenti interpretativi delle normative vigenti e del "comune sentire" non risiede semplicisticamente nella liceità dell'utilizzo delle agenzie investigative in questo ambito ma sfiora alcune argomentazioni: la proporzionalità tra le sanzioni disciplinari e l'illecito riscontrato, per iniziare, per finire sull'ipotesi di truffa ai danni dell'INPS e quindi nello sconfinamento in ambito addirittura penale.

 

Queste discordanti opinioni hanno portato a variegata giurisprudenza tanto che vi sono due diverse sentenze, apparentemente contraddittorie, della Cassazione, la quale si è pronunciata in modo definitivo soprattutto nell'area più controversa, ovvero quale debba essere l'impegno del lavoratore effettivo, nell'arco delle 24h, a sostegno della persona che necessita di cure e/o assistenza. 

 

Ebbene, posto che tale impegno non debba forzatamente, come ovvio, essere h24, il lavoratore in ogni caso deve essere costantemente impegnato nel caregiving, e non può utilizzare i giorni di 104 per allungare i week end o i periodi di vacanza o per attività di svago e destinate a scopi diversi. 

 

Un'obiezione che spesso viene ingenuamente posta è quella relativa al fatto che è comunque l'INPS a provvedere al sostegno dei costi; vero, ma al di là dell'ambito retributivo e dei costi previdenziali, l'azienda subisce danni diretti in termini di costi di gestione e di calo di produttività oltre che subire i danni indiretti di un malumore aziendale indotto da determinate situazioni e che non investe solo la sfera dirigenziale ma a maggior ragione gli stessi colleghi onesti dei lavoratori "furbetti". 

 

Le investigazioni sull'abuso dei permessi ex Legge 104, quindi, sono molto delicate e non possono essere demandate a improvvisati detective privati ma ad agenzie specializzate nelle investigazioni aziendali che possano conseguire gli idonei risultati adeguati a comporre un necessario apparato probatorio che risulti efficace anche sotto il profilo processuale. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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